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    Tutela dell'embrione e responsabilit?? medica

    Trotta, Ersilia
    Universita Degli Studi di Salerno
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    Titre: Tutela dell'embrione e responsabilit?? medica
    Auteur: Trotta, Ersilia
    Contributeur: Stanzione, Pasquale; Stanzione, Pasquale
    Editeur: Universita degli studi di Salerno
    Date: 2014
    Sujet: Embrione ; Responsabilit?? Medica ; Ius/01 Diritto Privato
    Description: 2012-2013. Il presente lavoro affronta il tema della "vita non ancora nata" coinvolgendo, necessariamente, considerazioni e valutazioni sui valori fondamentali dell'ordinamento, quale diritto alla salute ed all'integrit?? psico-fisica, spettante non solo ad una persona che gi?? esiste, ma anche a quella in fieri, cui compete il riconoscimento dello status personae garantito dal principio di uguaglianza fondante lo Stato democratico di diritto. Il diritto, quindi, ha il compito di regolare il vivere fisiologico della realt?? sociale recependo valutazioni morali, politiche e giuridiche del comune sentire che consentono una visione complessa dei fenomeni, in un'ottica etero-centrista della persona. La tematica relativa alla tutela dell'embrione ?? stata, quindi, affrontata cercando, nei valori fondamentali dell'ordinamento, l'interesse giuridicamente rilevante e meritevole di tutela, intervenendo con la tecnica del bilanciamento dei principi, come indicato dalla stessa Carta costituzionale (art. 41), partendo dal presupposto che la vita ?? in s?? un valore.. XII ciclo n.s.

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    Utilità e metodi del diritto comparato : elementi d'introduzione generale allo studio comparato dei diritti

    Ancel, Marc
    Stanzione, Pasquale
    [Napoli] : Jovene
    [1974]
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    Titre: Utilità e metodi del diritto comparato : elementi d'introduzione generale allo studio comparato dei diritti / Marc Ancel ; introd. di Pasquale Stanzione ; trad. di Pasquale Stanzione e Gabriella Autorino Stanzione
    Auteur: Ancel, Marc
    Contributeur: Stanzione, Pasquale
    Editeur: [Napoli] : Jovene
    Date: [1974]
    Collation: XXIII, 131 p. ; 24 cm
    Collection: Traduzioni della Scuola di perfezionamento in diritto civile dell'Università di Camerino ; 1
    Documents dans cette collection: Traduzioni della Scuola di Perfezionamento in Diritto Civile dell'Università di Camerino
    Sujet RERO: Droit comparé
    Note: Traduit de: Utilité et méthodes du droit comparé
    Classification: dr-sys A 19 g
    No RERO: 0747943
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    http://data.rero.ch/01-0747943/html?view=FR_V1

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    Titre: Complessità delle operazioni contrattuali e interessi delle parti. Nuove prospettive del collegamento negoziale
    Auteur: Fiorentino, Francesca
    Contributeur: Stanzione, Pasquale; Zambrano, Virginia
    Editeur: Universita degli studi di Salerno
    Date: 2013
    Sujet: Collegamento Negoziale ; Credito Al Consumo ; Leasing
    Description: 2011 - 2012. Le operazioni contrattuali c.d. complesse rappresentano un fenomeno di espressione dell’autonomia privata, funzionale alla soddisfazione di interessi concreti che rispecchiano o si manifestano per i contingenti aspetti della realtà socio economica. Tra le altre categorie dogmatiche anche quella del collegamento negoziale è figlia dell’esigenza di dare una sufficiente risposta alla realtà degli affari che non si lascia incanalare all’intero di una tipizzazione contrattuale talvolta insoddisfacente. L’esame della figura del collegamento negoziale si muove attraverso l’esame di singole ipotesi contrattuali, credito al consumo, leasing, handling, concessione di vendita, secondo una metodologia che dal dato normativo giunge al solo esame del dato giurisprudenziale, esaltando il ruolo dell’interprete nella valutazione degli interessi concreti. Però, di fronte all’uso indiscriminato della categoria giuridica de qua, specie nell’ambito dei contratti di impresa, ci si è chiesti, in primis, se può ancora riconoscersene l’attualità e l’utilità, nel nostro come negli esaminati ordinamenti francese e tedesco, in secundis, seppur attraverso una visione diametralmente opposta, ma supportata dall’intervento del legislatore europeo, rispetto al quale i modelli tedesco e francese risultano anticipatori, se può vagliarsi il collegamento negoziale, non più come categoria empirico-concettuale elaborata dalla dottrina e applicata dalla giurisprudenza bensì quale principio fondamentale del diritto europeo dei contratti, espressione di quell’ulteriore e oramai consolidato principio, anche in seno all’Unione Europea, rappresentato dalla libertà contrattuale. [a cura dell'autore]

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    Titre: Pre-contractual agreements in international commercial contracts: legal dynamics and commercial expediency
    Auteur: Benedetto, Alessandra
    Contributeur: Stanzione, Pasquale; Sica, Salvatore
    Editeur: Universita degli studi di Salerno
    Date: 2012
    Sujet: Pre-Contractual Agreements ; Pre-Contractual Stage ; Ius/02 Diritto Privato Comparato
    Description: 2010 - 2011. La materia dei contratti internazionali ?? andata acquisendo sempre maggiore importanza e diffusione negli ultimi anni. Questo fatto costituisce, in qualche modo, la conseguenza dei profondi cambiamenti che hanno interessato il mondo delle relazioni commerciali. Oggigiorno, grazie alla creazione di un mercato unico europeo e, soprattutto, quale conseguenza diretta della globalizzazione, la gran parte dei businessmen tendono a spingere i propri affari ben oltre i confini nazionali, quando non accantonano addirittura la dimensione ???geografica??? e si avvalgono dei pi?? moderni strumenti della comunicazione forniti dalla tecnologia (e-commerce). La categoria dei contratti internazionali d?? vita, invero, a non pochi problemi: anzitutto, non ?? dato rinvenirne una specifica definizione e non ?? sempre facile stabilire quale regime normativo (nazionale) sia applicabile nel singolo caso, a prescindere dalle apposite regole gi?? esistenti. Un altro aspetto molto rilevante ?? costituito dalla notevole complessit?? (spesso dovuta al valore economico dell???operazione commerciale) della fase delle negoziazioni durante la quale le parti, solitamente, si comunicano l???un l???altra la propria volont?? e la misura entro la quale sono disposti a farsi reciproche concessioni, fissano i singoli steps attraverso cui addivenire al raggiungimento di un accordo, valutano la concreta fattibilit?? dell???affare. In un tale contesto complesso esse, spesso, fissano in appositi documenti i profili del futuro regolamento contrattuale su cui hanno gi?? raggiunto un accordo e, nel far questo, non di rado escludono i lawyers dalla redazione degli stessi. Il risultato pratico ?? che, piuttosto frequentemente, le formulazioni di questi documenti danno vita a notevoli problemi interpretativi. La risoluzione di una controversia emersa dalla lettera di un contratto internazionale rende necessario che il giudice o, pi?? spesso, l???arbitro tenga in debito conto gli sviluppi della legislazione in molti degli ordinamenti nazionali, degli strumenti normativi transnazionali e di ogni altra pratica emersa in tema di accordi commerciali. Giudici e arbitri, infatti, nel formulare le proprie decisioni non possono prescindere da tali sviluppi avutisi nella pratica del commercio, andando oltre i confini tracciati dalla normativa nazionale prescelta. Questa tesi si propone di analizzare gli effetti connessi al contenuto dei documenti pre-contrattuali, secondo quella che ?? la disciplina degli ordinamenti di Common Law e di Civil Law, nonch?? negli strumenti a vocazione transnazionale come, ad esempio, i Principi UNIDROIT, i Principles of European Contract Law, Draft Common Frame of Reference, U.N. Convention on the International Sales of Good (CISG) e, emenata recentemente, la proposta di regolamento Common European Sales Law. Pi?? specificamente, due sono i profili presi in considerazione: anzitutto, ci si domanda fino a che punto una dichiarazione pre-contrattuale possa considerarsi vincolante in s?? e per s??. In secondo luogo, si tratta di appurare fino a che punto una dichiarazione pre-contrattuale possa produrre effetti giuridici venendo incorporata nel futuro contratto o, comunque, inducendo alla stipula del contratto stesso. Il metodo d???indagine adottato consiste, anzitutto, nell???analisi delle regole sulla formazione dei contratti previste dagli ordinamenti pi?? rappresentativi afferenti al Common Law ed al Civili Law, nonch?? dai documenti transazionali su menzionati. Segue, poi, uno studio sull???interpretazione e la qualificazione delle lettere di intenti e degli altri pre-contractual statements risultati di maggiore impiego nella prassi del commercio internazionale e, prima ancora, alla luce delle disposizioni normative riconducibili agli ordinamenti nazionali. La tesi si propone, in definitiva, di conseguire i seguenti obiettivi: 1) verificare quali siano gli eventuali riflessi sugli attuali trends relativi alla disciplina nazionale e transnazionale; 2) individuare quali fattori di policy incidono sulla evoluzione giuridica; 3) appurare se si venga a creare, o meno, una qualche interferenza tra diritto nazionale e transnazionale; 4) stabilire quale sia la relazione esistente tra Hard Law e Soft Law. [a cura dell'autore]. X n.s.

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    Titre: La condizione giuridica del minore straniero non accompagnato. Profili di comparazione giuridica
    Auteur: Tomeo, Tiziana
    Contributeur: Stanzione, Pasquale; Sica, Salvatore
    Editeur: Universita degli studi di Salerno
    Date: 2013
    Sujet: Minore Straniero ; Ius/02 Diritto Privato Comparato
    Description: 2011 - 2012. L'argomento della tesi induce ad un'analisi attenta e particolareggiata sia del tema dell'infanzia che di quello dell'immigrazione, pensati in modo coincidente in capo ad un unico soggetto titolare di diritti e di doveri qual ?? il minore. Aldil?? dei modelli e dei sistemi giuridici all'interno dei quali ?? stata svolta la ricerca, c'?? da sottolineare che sar?? arduo addivenire all'individuazione dell'esatto numero dei minori presenti e non solo perch?? parte del fenomeno appare sommerso e dunque sfugge alla rilevazione statistica ma anche perch?? non esiste una metodologia o una prassi univocamente accettata quando si parla di accoglienza ei minori. In Germania ad esempio i minori non accompagnati sono arrivati sul finire degli anni Settanta ma solo dal 1982 sono stati registrati ufficialmente come tali; il sistema di registrazione varia da uno stato federale all'altro e molto spesso i minori sono registrati come chiedenti l'asilo. Secondo il National Assessment tedesco elaborato nel 2003 per il Separated Children Europe Programme, i mena rifugiati presenti a quella data in Germania erano compresi tra le 5.000 e le 10.000 unit??. I minori si distribuiscono in vari stati ma ?? soprattutto nelle aree urbane come Berlino, Amburgo, Francoforte e Monaco che si concentrano. Essendo proprio legato al canale dell'asilo, il numero dei minori dopo aver subito un'impennata tra il 1980 ed il 1990, ha cominciato a decrescere in virt?? delle restrizioni introdotte proprio in questa materia. Molti dubbi sono stati sollevati in merito alla detenzione del minore in una struttura che ne limiti la libert??, ai lunghi tempi di lavorazione della pratica ed all'assenza di un adeguato sostegno psico-sociale, infatti, in attesa di un responso alla loro pratica di permesso, ai minori ?? concesso un limitato permesso di residenza. Nel caso in cui ad una prima stima dell'et?? il minore dimostri di avere un'et?? superiore ai sedici anni, le autorit?? di confine possono anche decidere d'inviarlo a un centro di prima accoglienza del Land in cui ?? arrivato e successivamente smistarlo in uno agli altri L??nder; al contrario, se l'et?? del minore ?? inferiore egli sar?? inviato ai servizi preposti per la gioventu' nel Land d'arrivo che saranno tenuti a prenderlo in affidamento e sono responsabili delle decisioni riguardanti la sistemazione ed il sostegno. L'Ufficio Federale chiede un accertamento dell'et?? per non ospitare nel centro minori di et?? superiore ai sedici anni ma comunque ad ognuno viene nominato un tutore ufficiale che ne segua la richiesta d'asilo che normalmente ?? l'Ufficio Locale per l'Assistenza dei Giovani e la nomina di un tutore da parte del Tribunale per la Famiglia puo' anche richiedere tre mesi. Dopo i sedici anni tuttavia i minori non hanno piu' diritto ad un tutore e devono cercare consiglio e supporto presso avvocati che aiutano i richiedenti asilo. Nei L??nder vengono usati differenti metodologie d'identificazione e catalogazione dei minori non accompagnati ed anche in Spagna dove fino a qualche anno fa prevaleva un sistema decentrato di catalogazione, il Nuovo Registro dei minori stranieri in situazione di abbandono pur rappresentando chiaramente il segno di una volont?? centralistica di gestione del fenomeno che nonostante tutto non ?? stato tale da garantire la diffusione comune di una metodologia. In Francia se fino agli anni 90 era utilizzata l'espressione minori stranieri non accompagnati, questa ora ?? stata sostituita da "minori stranieri isolati" in considerazione dell'inadeguatezza della prima espressione a rendere conto di tutta la situazione nel suo complesso. Il problema si manifesta in tutta la sua complessit?? quando il Coordinamento dei Rifugiati, che raggruppa le ONG attive nel sostegno ai richiedenti asilo, denuncia la carenza del sistema di accoglienza e rende pubblici dei dati che contrastano con quelli ufficiali e secondo i quali l'afflusso di minori richiedenti asilo sarebbe di 350-400 ogni anno. Il problema dei dati accomuna tutti i sistemi, infatti per intanto essi provengono da tre fonti principali ovvero la PAF (Police de l'Air et des Frontiers) la Directions des Liert??s Pubbliques et des Affaires juridiques e l'Office Fran??ais de Protection des R??fugi??s et Apatridesle; tali uffici operano secondo criteri diversificati di raccolta e catalogazione dei dati ma che determinano una non corretta coincidenza nei numeri sia a livello istituzionale che con il mondo del volontariato che attesta una sottostima dei dati pubblicati. Da questi dati emerge che in Italia invece l'istituzione del Comitato per i Minori Stranieri con l'art. 33 del Testo Unico 286/98 documentano una positivit?? di risultati atteso che l'istituzione di un organo interministeriale che a livello nazionale si occupi della tutela dei minori stranieri non accompagnati operando con il sol fine di tutelarne i diritti in conformit?? alle convenzioni internazionali, lo fanno assurgere a esempio davvero particolare nel panorama comunitario. Certamente tale istituzione non ha significato l'azzeramento di ogni divergenza determinando una comune metodologia operativa per il solo fatto che Questure, Tribunali, Enti Locali, Servizi Sociali, strutture di accoglienza operino in sinergia. Una problematica recente infatti ?? rappresentata dalla segnalazione dei minori che se da un lato permettono di disporre di un quadro esauriente sulla dimensione quantitativa del fenomeno, dall'altro proprio in quanto incomplete, limitano l'efficacia operativa del Comitato e del sistema. La recente attivazione del programma nazionale di protezione dei minori stranieri non accompagnati promosso dal Ministero della Solidariet?? Sociale e dall'ANCI, ?? funzionalizzato a migliorare il sistema complessivo d'identificazione, presa in carico e integrazione dei minori stranieri non accompagnati, attraverso una rete di servizi pubblici di pronta accoglienza con l'adozione di una metodologia standardizzata e diffusa sull'intero territorio nazionale. Cio' che ?? emerso nella generalit?? ?? che il sistema di accoglienza predisposto non sia adeguato per poter concretizzare un progetto d'inserimento o per aiutare i minori a superare i traumi subiti nella realt?? d'origine, durante il viaggio o all'arrivo nel Paese ospite. Non esistendo strutture, operatori competenti, alloggi, sostengo psicologico, specifiche attivit??, formative rispondenti ai bisogni, anche d'inserimento lavorativo, si puo' senza dubbio affermare che il sistema nato per soddisfare i bisogni di un'utenza nazionale si ?? trovato invece, impreparato a gestire quella straniera essendo carente di una sensibilit?? interculturale. La caratteristica principale della disciplina sui minori stranieri in Francia risiede nell'esistenza delle cosiddette "zone d'attente" che sono spazi situati nei porti, negli aeroporti e nelle stazioni ferroviarie dove sono trattenute le persone in attesa che vengano effettuati controlli sulla loro identit?? e sul possesso dei requisiti richiesti per l'ammissione in Francia. La segnalazione di un minore straniero all'interno del territorio implica che il Procuratore della Repubblica debba procedere alla designazione di una figura con l'incarico di assistere il minore per tutto il tempo in cui si trova a dimorare nelle zone d'attente e di rappresentarlo in tutte le procedure amministrative e giuridiche relative all'ingresso nel territorio e la protrazione del tempo di attesa comporta che debba essere scelta al minore una figura che l'assista o scelto dalla parte o nominato d'ufficio. La protezione che viene posta in essere in ogni caso ?? di due tipi, una amministrativa che dipende dal Presidente del consiglio dipartimentale sul cui territorio il minore ?? segnalato sulla base di quanto stabilito dall'art.222-5 e 223-2 del Code de l'Action Sociale et des Familles; dall'altro lato una protezione giudiziaria che dipende dal Juge des Enfants sulla base dell'ordinanza del 23 dicembre 1958 e dell'art. 375 de Codice Civile e dal procuratore della Repubblica. Quest'ultimo puo' decidere di prendere una misura d'urgenza di collocamento provvisorio oppure di condurre una rapida inchiesta con l'obiettivo di riunire ed acquisire un numero d'informazioni socio-educative sulla situazione del minore al fine d'individuare un'idonea misura di protezione o rimandare il caso al giudice competente o cercare di stabilire l'et??. Alla luce di quanto sostenuto, ?? evidente che alcune misure possano essere considerate piu' idonee di altre a realizzare il superiore interesse del minore e proprio in quanto contemplanti diversi aspetti del fenomeno, possono assurgere a valenza transnazionale e cos?? addivenire all'adozione di un condiviso sistema d'intervento e di accoglienza all'interno dello spazio europeo. Menzione a parte ha avuto la disciplina nel complesso sistema del diritto spagnolo che ha implicato ben altre problematiche prim'ancora di affrontare la questione dei MSNA. La peculiarit?? dell'ordinamento, rappresentato da un governo centrale e da diciassette comunit?? autonome, ha certamente una sua significazione che va compresa per poter anche approfondire il tema in esame; di primaria importanza al riguardo ?? il concetto di vecindad che ?? nuovo sia nella sua sostanza che nell'applicazione e serve anche a stabilire a quale legge resta vincolato un cittadino spagnolo proprio in considerazione della caratteristica struttura dello stato. Quando un minore straniero giunge in Spagna viaggiando da solo o con adulti che tuttavia non sono responsabili legalmente nei loro confronti, ci si trova di fronte ad una vera e propria strategia migratoria. La normativa che disciplina la materia tenta di assecondare la realt?? descritta mediando tra i principi di protezione degli stranieri e dei minori particolarmente contenuti nella ley de extranjer??a ed i diritti di protezione dei minori in quanto tali. A partire dalla met?? degli anni 90 il fenomeno in Spagna va crescendo ed il Regolamento s...

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    Pratiche commerciali scorrette e della tutela del consumatore in campo turistico

    Speziga, Giuseppina
    Universita Degli Studi di Salerno
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    Titre: Pratiche commerciali scorrette e della tutela del consumatore in campo turistico
    Auteur: Speziga, Giuseppina
    Contributeur: Stanzione, Pasquale; Sica, Salvatore
    Editeur: Universita degli studi di Salerno
    Date: 2013
    Sujet: Consumatore ; Tutela ; Turistico ; Ius/02 Diritto Privato Comparato
    Description: 2011 - 2012. Il turista ?? un consumatore con accentuati caratteri di specialit?? sia soggettivi che oggettivi che richiedono una cura particolare da parte del legislatore. La massificazione del turismo ha provocato due conseguenze sul piano giuridico, da un lato le vacanze organizzate sono diventate un bene negoziabile, dall???altro, per?? sono parallelamente aumentate le situazioni in cui i turisti si trovano a dover denunciare servizi non corrispondenti alle pattuizioni contrattuali o comunque alle proprie aspettative. La grande diffusione del turismo di massa ?? diventata ormai una realt?? operante nell???attuale contesto economico sociale. Nel corso degli anni, sempre pi?? forte ?? stata l??? esigenza di rafforzare la tutela apprestata al turista utente, emersa dalla ricostruzione della regolamentazione dei rapporti negoziali tra produttore e fruitore dei servizi turistici. Tale esigenza ?? scaturita dalla posizione di sostanziale debolezza contrattuale che riveste il consumatore ??? turista. Da qui ?? nata l???esigenza di tutela del turista utente-consumatore, che pu?? essere soddisfatta: in primo luogo attraverso un riassetto degli squilibri esistenti nel sistema di ripartizione dei rischi connessi all???esercizio dell???attivit?? turistica fra consumatore e produttore di servizi; in secondo luogo attraverso un efficace intervento pubblico di controllo sulle modalit?? di svolgimento delle relative attivit?? imprenditoriali. Nella politica comunitaria il turismo ha assunto un rilievo fondamentale per la principale necessit?? di creare una visione unitaria sociale culturale ed economica da parte delle comunit?? Europee. Nel tentativo di dar vita ad un mercato unico ed alla libera circolazione delle imprese e dei servizi, gli organi comunitari hanno adottato due tipologie di intervento: il cd. intervento negativo caratterizzato dall???abolizione delle barriere, con riferimento al regolamento emanato dal Consiglio CEE n. 3925 del 1991; ed il cd. intervento positivo, improntato a realizzare una sorta di livellamento delle libert??, come quella di circolazione, di stabilimento e di prestazioni di servizi... [a cura dell'autore]. XI n.s.

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    Responsabilit?? dello Stato per violazione delle direttive comunitarie

    Calabrese, Emanuela
    Universita Degli Studi di Salerno
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    Titre: Responsabilit?? dello Stato per violazione delle direttive comunitarie
    Auteur: Calabrese, Emanuela
    Contributeur: Stanzione, Pasquale; Zambrano, Virginia
    Editeur: Universita degli studi di Salerno
    Date: 2014
    Sujet: Illecito Comunitario ; Responsabilit?? Statuale ; Ius/01 Diritto Privato
    Description: 2012 - 2013. L???Unione Europea ha, da sempre, influenzato gli Stati che ne facciano parte, imponendo loro degli obblighi e condizionando gli aspetti pi?? vari (dall???economia alla giustizia, dalla sicurezza all???agire amministrativo e, persino, i comportamenti dei singoli cittadini). Quando colpevoli di non aver adempiuto ai detti obblighi, gli Stati tenuti vengono assoggettati a procedura d???infrazione (ex art. 258 ss TFUE) perch?? se ne accerti l???inottemperanza. Tra gli obblighi imposti dall???UE figura anche il recepimento di una direttiva: atto normativo che va acquisito nell???ordinamento interno entro un termine e vincola gli Stati al raggiungimento di un determinato risultato, lasciandoli liberi nelle modalit??. Alle volte, per??, il legislatore non adempie in tempo utile oppure lo fa in modo parziale o scorretto, arrecando danni ai cittadini che avrebbero potuto ottenere un vantaggio dal tempestivo recepimento. La mia opera cerca di analizzare proprio la situazione d???inadempienza statuale agli obblighi comunitaria e le sue conseguenze, cercando di rispondere, innanzitutto, al quesito relativo all???eventuale responsabilit?? dello Stato (sia esso legislatore, Pubblica Amministrazione o giudice di ultimo grado) e alla risarcibilit?? del danno del danno (inteso come rimedio residuale e subordinato all???esperimento dell???interpretazione conforme). Nel primo capitolo, si affronter?? l???analisi dei principi generali e delle fonti. Si scoprir?? come analoghe forme di responsabilit?? sono previste anche quando lo Stato sia inadempiente rispetto agli obblighi internazionali o derivanti dalla CEDU. Particolare attenzione verr?? data ai rapporti fra ordinamento europeo e ordinamento nazionale, anche allo scopo di inquadrare, successivamente, la natura della responsabilit??. Propendere per la teoria monistica piuttosto che per quella dualistica, si vedr?? nel terzo capitolo, orienter?? la dottrina e la giurisprudenza, rispettivamente, verso la natura extracontrattuale o contrattuale della responsabilit??. Il secondo capitolo riguarder?? l???analisi della giurisprudenza comunitaria relativa alla responsabilit?? dello Stato in veste di legislatore, di Pubblica Amministrazione e di giudice di ultimo grado per inadempimento degli obblighi comunitari, in genere, e, segnatamente, per violazione di una direttiva. Anche la PA e il giudice, infatti, possono provocare un danno ai singoli quando non venga recepita una direttiva. In effetti, si tratta di un comportamento mera conseguenza di quello del legislatore: ci si ?? chiesti, infatti, cosa possa succedere quando la PA o il giudice danneggino un soggetto, emanando i provvedimenti dal contenuto corrispondente ad una norma che abbia recepito la direttiva in modo parziale o scorretto. Verranno studiate le sentenze della Corte di Giustizia Europea e della Cassazione sul tema: dall???originaria Francovich e Bonifaci a quelle relative alla borsa di studio dei medici specializzandi tra il 1983 e 1991; dalla sentenza AGM Cosmet e alla K??bler/Traghetti del Mediterraneo e altre. Il terzo capitolo ??, poi, quello dedicato alla natura della responsabilit?? e agli aspetti che, da essa, scaturiscono: la prescrizione (e l???individuazione del dies a quo) e la colpa. Verranno proposte le principali sentenze a favore della natura extracontrattuale (Cass. sentt. 7630/2003 e 12814/09), con consequenziale obbligo risarcitorio, e di quella contrattuale (Cass. 10617/1995, SSUU 9147/2009 e 10813/2011), foriera di un obbligo, invece, indennitario. Naturalmente, considerare la responsabilit?? dello Stato come contrattuale o extracontrattuale produrr?? i suoi effetti anche rispetto al termine prescrizionale da prevedere (10 o 5 anni, con particolare attenzione al dies a quo di decorrenza) e alla prova o mera allegazione dell???elemento soggettivo. [a cura dell'autore]. XII n.s.

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    Diritto dei contribuenti nei principali ordinamenti europei

    Galdi, Francesco
    Universita Degli Studi di Salerno
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    Titre: Diritto dei contribuenti nei principali ordinamenti europei
    Auteur: Galdi, Francesco
    Contributeur: Stanzione, Pasquale; Stanzione, Pasquale
    Editeur: Universita degli studi di Salerno
    Date: 2016
    Sujet: Partecipazione ; Ius/01 Diritto Privato
    Description: 2014 - 2015. The object of this research is to compare the experience of different national legal systems on the scope of the rights granted to the taxpayer to the tax authorities before and in particular to the meaning attributed to the participation of the private part of the investigation procedure, in order defense of their rights and interests in advance with respect to the adoption of tax. . And 'it analyzed, into French law, Italian, Portuguese and English, the legislative framework that governs the verification activities along with its most recent jurisprudence. The taxing jurisdictions examined have not, to date, developed uniformly the procedural guarantees. Some countries, as you granted, place a strong emphasis on the need for protection of the taxpayer with respect to the view prior formalization of assessment and governed the defensive contradiction as a moment before the adoption of the tax measure. The contradictory expression of the right of defense, is recognized by law in certain jurisdictions, as a general principle and as a prerogative of all assessment activities in the broadest sense. The defensive function is to be recognized in the participation of the taxpayer's examine the facts and documents acquired by the Directors during the exercise of the powers of control and are therefore equally guaranteed both the defensive contradictory as participation in the audit. In this way, he finds himself in some national legal affirmation of the adversarial principle underlying the recognition of the centrality of the right of defense of the taxpayer within the assessment in a broad sense; the contradictory as procedural time is the main expression of this principle, which however also emphasized with reference to the actions of the taxpayer that can be placed on a collaborative control. In other countries, however, the assessment does not provide for positive discipline adversarial moment prior to the formalization of the opinion of the investigation and the legal system is less open to ensure the protection of the taxpayer forms of facilitating the exercise of the right of defense in the verification process, for both the control activities for both the next relative to the predisposition of the assessment order. It prefers, in these countries, reserving the context of legal proceedings the exercise of fair hearing of the taxpayer. In research is carried out further comparisons between the experiences of national legal systems and trends currently present in Community law, to the influence that it exerts on the development of national systems examined, following the signing of the Treaty on ' European Union. [edited by author]. XIV n.s.

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    Il principio di precauzione ed il danno evitabile

    Marchese, Maria
    Universita Degli Studi di Salerno
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    Titre: Il principio di precauzione ed il danno evitabile
    Auteur: Marchese, Maria
    Contributeur: Stanzione, Pasquale; Stanzione, Pasquale
    Editeur: Universita degli studi di Salerno
    Date: 2011
    Sujet: Principio Di Precauzione ; Ius/01 Diritto Privato
    Description: 2009 - 2010. Il principio di precauzione ed il danno evitabile si pongono, oggi più che mai, al crocevia di importanti riflessioni che vanno al cuore di istituti fondamentali, naturale conseguenza del fatto che il principio di precauzione è stato inserito in moltissime pronunce giurisprudenziali, che non hanno più interessato esclusivamente l’ ambiente, ma anche altri settori e determinate sostanze. Gli OGM, gli additivi alimentari, gli antiparassitari, i medicinali, ecc., difatti, devono considerarsi potenzialmente pericolosi, a meno che e fino a quando non sia possibile dimostrare il contrario con sufficiente certezza. In tali casi, il principio di precauzione determina un’inversione dell’onere della prova sul produttore, sul fabbricante o sull’importatore responsabili non solo di ciò che sanno, o dovrebbero sapere, ma anche di quello su cui dubitano. Inteso in questo modo, il principio di precauzione conduce alla conclusione che la dimostrazione del rapporto causale tra l’attività umana e il danno non debba spettare ex post ai danneggiati, ma ex ante ai produttori dell’ipotetico danno. Mentre il percorso giurisprudenziale del principio di precauzione ha una giovane vita (si sviluppa nell’ultimo decennio), quello dottrinale affonda le radici nel passato, e più precisamente al momento in cui la scienza apparve agli occhi di ognuno fallibile (visti i continui disastri ambientali). Nacque così la necessità di adottare un comportamento che avesse bilanciato: la naturale e spontanea aspirazione dell’uomo al progresso e la necessità di protezione che trovasse fondamento nel diritto, in questa prospettiva il “principio di precauzione” fece il suo ingresso. Sebbene nato come regola comportamentale, si trasformò in norma giuridica con l’inserimento nella Dichiarazione di Rio de Janeiro sull'ambiente e lo sviluppo del 14 giugno 1992, battezzata come Earth Summit, (approvata a conclusione della Conferenza delle Nazioni Unite sull’ambiente e sullo sviluppo). La decisione raggiunta dagli Stati aderenti alla Conferenza di Rio riecheggia in campo internazionale e consente l’applicazione del principio di precauzione anche in altri ambiti. Dal settore ambientale si è esteso al campo alimentare, coerentemente con il dato che nella catena alimentare la salute è condizionata dalla salubrità dell’ambiente, dalla sanità del bestiame e delle piante destinate al consumo umano. Viene immediatamente inserito nel Protocollo di Cartagena sulla Biosicurezza, adottato il 29 gennaio 2000, che rappresenta una prima applicazione del principio di precauzione nel settore del commercio internazionale degli OGM. In questo panorama, già nel 1994, faceva il suo ingresso l’Accordo SPS, raggiunto in materia di misure sanitarie e fitosanitarie. Nello scenario europeo lo troviamo richiamato nell'art. 130-R del Trattato di Maastricht, divenuto poi l'art. 174 del Trattato di Amsterdam. E’ fuori dubbio che il principio di precauzione sia ben radicato in diversi dispositivi legislativi, ma dallo studio dei diversi ordinamenti stranieri si è potuto rilevare che le autorità sono assai restie a metterlo in atto. Nella vita pratica, quindi, nelle decisioni giurisprudenziali non trova la sua concreta attuazione. Non a caso la Svezia tenta di escludere ad origine eventuali rischi alla salute, non ricorrendo al principio di precauzione, ma adottando quello che può essere considerato come un succedaneo del principio in questione. Nel 1986, un’amministrazione speciale fu incaricata di controllare i prodotti chimici e di mettere in opera il “principio di sostituzione”, che obbliga i produttori o gli importatori di prodotti chimici, a produrre o importare le sostanze meno pericolose tra quelle che sono disponibili sul mercato. Addirittura l’Olanda non ha una legge che impone alle autorità di mettere in opera il principio di precauzione (anche se la legislazione ne assume qualche elemento esplicito). Anzi la giustizia olandese giustifica tale decisione perché è in attesa che la Corte di Giustizia dell’Unione Europea fornisca una sua interpretazione. Fino a qualche anno fa il discorso non era differente in Germania e Francia; solo recentemente, difatti, vi sono state le prime pronunce giurisprudenziali. La Corte di Appello di Versailles, nel 2009, è stata la prima del Paese a condannare, un operatore di telefonia mobile Bouygues Telecom, a smontare una delle sue antenne di emissione-ricezione nella regione del Rodano, motivando che gli abitanti del posto potevano essere esposti ai rischi dai campi elettromagnetici. La Corte, in applicazione del principio di precauzione, ha ritenuto che non vi fosse alcun elemento che permettesse di scartare l’impatto sulla salute pubblica dell’esposizione alle onde ed ai campi elettromagnetici, condannando Bouygues a risarcire una somma di € 7.000,00 alle tre coppie che si erano lamentate dell’antenna. In Germania la Corte amministrativa federale, al fine di trovare applicazione al principio di precauzione, ha sottoposto alla Corte di Giustizia CE, la causa C-140/07, con la quale si chiedeva, ad una ditta Farmaceutica la Hecht Pharma Gmbh, di togliere dal mercato un integratore alimentare poiché si sarebbe trattato di medicinale e quindi soggetto ad autorizzazione amministrativa. Probabilmente sono proprio il legislatore e i giudici italiani ad applicare maggiormente tale principio. Tra le disposizioni che vi si riferiscono si possono annoverare: la Legge quadro sulla protezione dall'esposizione ai campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici del 22 febbraio 2001, n. 36, che ha il fine di assicurare la tutela della salute dei lavoratori, delle lavoratrici e della popolazione dagli effetti dell'esposizione a determinati livelli di campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici ai sensi e nel rispetto dell'art. 32 della Costituzione. In tal senso, il Tribunale di Venezia con sentenza 19 febbraio 2008, n. 236, ha accolto la richiesta di un gruppo di persone, residenti in prossimità di un linea elettrica ad alta tensione, ordinando alla società responsabile della gestione della rete di distribuzione dell’energia, la cessazione delle immissioni eccedenti la normale tollerabilità (art. 844 c.c.). Sempre in applicazione del principio di precauzione, poi, è stato possibile condannare la società responsabile al risarcimento del danno non patrimoniale patito da quanti, a seguito dell’esposizione prolungata ad immissioni di onde elettromagnetiche, hanno provato di “aver subito in concreto un turbamento psichico (sofferenze e patemi d’animo) di natura transitoria”. Dunque, in altri termini, il principio di precauzione consente, in questo caso, di “orientare” la lettura dell’art. 844 c.c. e delle norme in tema di risarcimento del danno (artt. 2043-2059 c.c.) e di condurre ad estendere le tutele che tali norme apprestano all’esigenze di protezione della salute. E’ da segnalare il Codice dell’ambiente (decreto legislativo, n. 152/2006) contenente numerosi ed espliciti riferimenti al principio di precauzione nell’art 301, oltre alla definizione di danno ambientale, ricondotta all’art. 300. Il mancato rispetto dei tempi e della procedura imposti dal decreto hanno portato ad es. il Tar del Lazio, con la sentenza 20 ottobre 2009, n. 1118, a rigettare l’ordinanza 24 gennaio 2008, n. 2, con la quale il sindaco del comune di Montalto Uffigo (CS), ingiungeva all’Agenzia del Demanio-Filiale della Calabria, ai sensi dell’art. 244 del decreto legislativo, 3 aprile 2006, n. 152, (recante norma in materia ambientale), di provvedere, “immediatamente entro e non oltre dieci giorni” dalla relativa notifica, allo smaltimento dei rifiuti ed alla bonifica del sito di Montalto Uffigo. L’art. 301, difatti, evidenzia come l’operatore, quando emerga un serio rischio, debba informare il Comune, la Provincia, la Regione o la provincia autonoma nel cui territorio si prospetta l’evento lesivo, nonché il prefetto della provincia che, nelle 24 ore successive, informano il ministro dell’ambiente e della tutela del territorio. Completamente diversa è la sentenza del Tribunale di Milano, settembre 2009, n. 2207, in cui viene accolta l’ordinanza del Comune di Milano che imponeva ad un gestore di un impianto di depurazione delle acque, la messa in sicurezza dello stesso con il relativo smaltimento delle vasche contenenti rifiuti speciali pericolosi. Da quanto osservato, ne consegue che in caso di omissioni o inerzie nell’esercizio di tali poteri, i pubblici amministratori e i dipendenti, oltre a rispondere ai sensi degli artt. 328, 635 c.p., correrebbero il rischio di vedersi imputata la responsabilità per omesso impedimento ex art. 40 c.p., nelle ipotesi in cui il soggetto (pubblico) garante non abbia impedito la commissione da parte di terzi di illeciti puramente formali o di mero pericolo, quali sono, in gran parte, le contravvenzioni previste dalle leggi ambientali. Questo caso concreto rientrerebbe in una delle tre categorie in cui è racchiuso il “danno evitabile” e più precisamente in quella ove la condotta del soggetto passivo abbia aggravato ulteriormente il danno già subito. E’ ipotizzabile un concorso di cause nell’evento di pericolo o di danno risarcibile, ai sensi dell’art. 1227, comma primo c.c.. Ma non si può neppure escludere che ricorrano fattispecie, sussumibili nell’ambito del disposto dell’art. 1227, comma secondo, c.c.. In particolare facciamo riferimento ai casi nei quali l’amministrazione locale non sia intervenuta ad ordinare (o a rimuovere d’ufficio), una situazione di inquinamento nota o facilmente identificabile e, con la consapevole inerzia, abbia contribuito a determinare l’aggravamento dell’originario danno ambientale. La norma che limita il danno alle conseguenze immediate e dirette dell'inadempimento (art. 1223 c.c.) trova, infatti, il suo completamento nel secondo comma dell'art. 1227 del c.c., che esclude la risarcibilità dei danni che il creditore avrebbe potuto evitare usando l'ordinaria diligenza. Questa disposizione normativa si compone di...

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    La mediazione in Europa

    Cotugno, Enrico Maria
    Universita Degli Studi di Salerno
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    Titre: La mediazione in Europa
    Auteur: Cotugno, Enrico Maria
    Contributeur: Stanzione, Pasquale; Noviello, Daniela
    Editeur: Universita degli studi di Salerno
    Date: 2013
    Sujet: Mediazione ; Europa ; Comparazione
    Description: 2010 - 2011. Nella prima fase di approccio alla ricerca, si é dedicato attenzione in special modo alla funzione e natura delle procedure di Alternative Dispute Resolution, illustrandone i tratti caratterizzanti e distintivi, anche in ottica di comparazione con le procedure aggiudicative e giurisdizionali. Attraverso ricerche bibliografiche e giurisprudenziali si delinea, poi, il quadro normativo di riferimento a livello comunitario, ovviamente, nel rispetto della finalità del dottorato, ponendo le basi per una efficace comparazione della materia a livello internazionale, con uno sguardo agli altri ordinamenti europei e internazionali. Infine una disamina particolareggiata è dedicata all’ordinamento italiano. Il progetto di lavoro é suddiviso, quindi, in quattro parti: 1. nella prima parte ci si sofferma sulla descrizione delle forme di ADR, specificandone, appunto, la natura, le rispettive funzioni e le differenze anche rispetto i procedimenti giurisdizionali; 2. con la seconda parte é delineato il quadro normativo comunitario, illustrando sia i provvedimenti di carattere generale riguardanti la mediazione, sia le disposizioni relative a specifici settori; 3. la terza parte é dedicata all’ordinamento italiano, con specifico approfondimento sulle forme di conciliazione “obbligatoria” e, naturalmente, sulla recentissima riforma del processo civile in materia di mediazione; 4. l’ultima parte, infine, è dedicata ad un’indagine comparativa di alcuni ordinamenti stranieri, soprattutto europei, al fine di evidenziarne le modalità di recepimento delle disposizioni comunitarie, in confronto con le soluzioni adottate dal Legislatore italiano. La ricerca, dunque, assume uno spiccato carattere di originalità, sia per la natura dei provvedimenti legislativi oggetto della ricerca, tutti recentissimi, se non addirittura approvati nel corso degli ultimi mesi della ricerca, sia per l’approccio seguito, volto essenzialmente a verificare l’impatto sull’ordinamento italiano di uno strumento così estraneo alla nostra cultura giuridica, ed a ricercare, nella comparazione con altri ordinamenti europei, l’esistenza di modelli diversi e più congeniali. [a cura dell'autore]